angle-left null Venia Dimitrakopoulou: “Futuro Primordiale – Suono”. Inaugurata al Civico Museo “Sartorio” e (con una video-installazione) al Castello di San Giusto la grande mostra della più famosa scultrice greca contemporanea.
13 aprile 2019

Venia Dimitrakopoulou: “Futuro Primordiale – Suono”. Inaugurata al Civico Museo “Sartorio” e (con una video-installazione) al Castello di San Giusto la grande mostra della più famosa scultrice greca contemporanea.

In entrambe le sedi l'esposizione sarà visitabile fino al 16 giugno
Venia Dimitrakopoulou: “Futuro Primordiale – Suono”. Inaugurata al Civico Museo “Sartorio” e (con una video-installazione) al Castello di San Giusto la grande mostra della più famosa scultrice greca contemporanea.

E' stata inaugurata ieri sera, venerdì 12 aprile, nelle antiche sale del Civico Museo Sartorio, la mostra “Futuro Primordiale – Suono”, della scultrice greca Venia Dimitrakopoulou, terza e ultima “fase” di una “trilogia italiana” (“Futuro Primordiale” appunto) che l'artista ha sviluppato affrontando dapprima, con una 'personale' a Palermo, il tema della “materia”, poi, con una tappa a Torino, quello del “logos”, per concludere “significativamente a Trieste, in una città dai forti contenuti simbolici” secondo le sue stesse parole, con una nuova selezione di lavori dedicati al tema del “suono”.

Lavori che – come spiegano i curatori dell'esposizione Afrodite Oikonomidou e Matteo Pacini - vanno, come dall'impronta stilistica della Dimitrakopoulou, dalla piccola alla grande dimensione e spaziano dalla scultura tradizionale all’installazione, dal video all’azione, dalla scrittura alla grafica.

A tale proposito va evidenziato che la mostra si completa tra le mura del Castello di San Giusto, dove è stata situata l’inedita videoinstallazione “Sounds and Shadows” (“Suoni e Ombre”), una “profonda riflessione sulla creazione monumentale Promahones (“Bastioni”), opera simbolo dell’artista, attualmente esposta, con i suoi imponenti dischi in acciaio sfrangiati, al Museo Archeologico Nazionale di Atene.

In entrambe le sedi la mostra sarà visitabile fino a domenica 16 giugno, con i seguenti orari: al “Sartorio” da giovedì a domenica, dalle 10 alle 17 (con ingresso libero); al Castello di San Giusto tutti i giorni dalle 10 alle 19 (con ingresso compreso nel biglietto per il Castello: intero 3 Euro, ridotto 2 Euro); aperture straordinarie sono previste per le due festività pasquali di domenica 21 e lunedì 22 aprile e per la festa del 1 maggio.

L’evento è organizzato dalla Fondazione Ellenica di Cultura in co-organizzazione, per questa tappa conclusiva, con il Comune di Trieste e in collaborazione con Artespressione di Milano, galleria di riferimento dell’artista in Italia, e con la Comunità Greco Orientale di Trieste; ha il patrocinio del Ministero della Cultura e Sport della Repubblica Ellenica, dell’Ambasciata di Grecia a Roma, dei Consolati di Grecia e di Cipro a Trieste, del Museo Nazionale di Arte Contemporanea di Atene (EMST), dell’Associazione Trieste-Grecia “Giorgio Costantinides” e della Scuola di Musica 55 - Casa della Musica di Trieste.

La rassegna è accompagnata da un esaustivo catalogo bilingue, italiano e inglese, edito da Umberto Allemandi, con un testo critico di Franco Fanelli.

Ieri sera, in sede di inaugurazione, ha fatto gli onori di casa la direttrice del Servizio Musei e Biblioteche del Comune Laura Carlini Fanfogna che - recando anche il saluto dell'Assessore alla Cultura, impossibilitato a intervenire – ha voluto sottolineare “l'importanza del portare l'arte contemporanea nelle dimore storiche e l'interesse specifico per questa inedita 'operazione' che investe, appunto per la prima volta, un sito antico come il “Sartorio”.

Sono seguiti alcuni interventi di saluto e di illustrazione dell'iniziativa tra i quali quello di Aliki Kefalogianni direttrice della Fondazione Ellenica di Cultura, mentre era presente il Console di Cipro Michele Hatzakis.

E' toccato quindi alla stessa artista Venia Dimitrakopoulou presentare, con un profondo e ispirato intervento, il suo lavoro. Innanzitutto definendo come “assolutamente non casuale la scelta di Trieste per concludere questo mio 'viaggio' artistico attraverso l'Italia. E ciò non solo per i noti e antichi legami che uniscono da almeno due secoli Trieste alla Grecia e per la presenza di un'importante comunità greca. Il motivo è ancora più intenso – ha detto la scultrice – e sta nel fatto che questa città è intessuta di un suo proprio e peculiare simbolismo, dovuto anche al fatto di essere un luogo d'incontro di civiltà, innanzitutto tra Est e Ovest ma anche tra Nord e Sud, molto particolare; oltre al fatto di vivere, proprio in questo momento, una sua nuova fase di sviluppo e di cambiamento molto interessante. D'altronde è in tutto il mondo che si stanno determinando rilevanti e repentini cambiamenti. Ci troveremo a dover decidere – ha osservato l'artista – cosa dover lasciare e cosa mantenere, delle nostre cose e abitudini. Ma qui la memoria ci potrà aiutare e l'Arte potrà farci riflettere. E servirà anche per mitigare quel senso di sottile insicurezza che tutti iniziamo a percepire. Noi artisti abbiamo e avremo in tal senso una grande responsabilità!”

A Trieste – spiegano gli organizzatori, descrivendo la mostra - l’artista procede per evocazioni sonore e l’esposizione si snoda tra le pregevoli stanze della villa settecentesca (il “Sartorio”), in dialogo con gli arredi d’epoca ancora presenti. È così che troviamo ad accogliere il visitatore al primo piano, nel Salone delle Feste - caratterizzato dalla presenza di due magnifici arazzi del XVIII secolo - un’installazione composta da opere cardine dell’intero trittico espositivo di Venia Dimitrakopoulou in Italia, quali teste di guerrieri in gesso e bronzo, Linee di pensiero, Veste di Nesso I e un nuovo lavoro su carta dal titolo Lo Spartito della Memoria. L’opera, creata appositamente per l’occasione, rappresenta l’emblematica espressione della tematica toccata dalla mostra, a conclusione di un percorso lineare e circolare allo stesso tempo, come afferma l’artista stessa: «La trilogia si conclude a Trieste, città rilevante sia per la sua posizione geografica che per la sua storia. Un crocevia che collega il Nord al Sud, esattamente come la Grecia. Del resto, la dualità è uno dei cardini principali del mio lavoro, come anche lo spazio intermedio. Iniziando da Palermo dove protagonista è stata la Materia, con tappa intermedia a Torino con il Logos, arrivo ora a Trieste con il Suono, cioè la “non materia”. Un tentativo di mappatura della condizione umana e del ciclo della vita, così come io la percepisco. Il momento storico in cui si svolge la mia traversata in Italia è un momento di grandi cambiamenti sia in Europa che nel mondo. In questo paesaggio piuttosto annebbiato, l’arte oggi può avere un ruolo importante e l'artista deve affrontare la sua responsabilità. La memoria e la storia sono il filo conduttore che arriva dal profondo del tempo e sento che, se riusciamo a tenerlo stretto tra le mani, ci potrà guidare al futuro con maggiore sicurezza. A Trieste quindi tento, con mezzi semplici e intangibili, in particolare attraverso i suoni, di attivare la memoria. Il ricordo individuale e personale al Museo Sartorio e il ricordo collettivo al Castello di San Giusto».

Nella Stanza da letto del Duca - così denominata per aver accolto nel 1919 Emanuele Filiberto Duca D’Aosta - spicca l’opera Insomnia Bed, un grande drappo in carta adagiato sul letto che campeggia nella stanza, sul quale prendono la forma di un’annotazione caleidoscopica, con una tecnica affine alla scrittura automatica e al flusso di coscienza di joyciana memoria, parole in varie lingue, visioni, epifanie, ripensamenti, sogni, sensazioni, fino ai pensieri più intimi e personali; il tutto arricchito da suggestioni sonore restituite in racconto attraverso la voce della stessa Dimitrakopoulou.

Proseguendo, la Sala di Musica viene pervasa dall’installazione sonora site-specific intitolata Ricercar, creata in collaborazione con il noto compositore contemporaneo Pablo Ortiz; mentre nel Salotto Rosa ritroviamo altre emblematiche e maestose Vesti nell’installazione Svestizione.
«Il suono ha un enorme potere evocativo - specifica Ortiz riguardo al suo lavoro con la scultrice - che deriva dalla sua natura astratta. Suggerisce narrazioni che ognuno di noi sviluppa e completa a suo piacimento nell’intimità della propria mente. Come la proverbiale madeleine proustiana un suono è in grado di riportare sensazioni della nostra vita, vissute in tempi ormai lontani, e ha anche il potere di aprire una soglia a una nuova comprensione del mondo. I suoni di questa installazione non sono pensati per essere ascoltati: semplicemente contribuiscono alla natura coinvolgente dell’esperienza. L’ascolto di questi suoni dovrebbe completare in modo quasi subliminale le sensazioni provocate dalle opere d’arte in mostra».

Il percorso espositivo si completa poi – come detto - sul colle di San Giusto, tra le mura del Castello triestino, spazio ideale per intrecciare una profonda riflessione sulla creazione monumentale Promahones, opera simbolo dell’artista. Gli imponenti dischi in acciaio, sfrangiati sulla sommità, attualmente esposti nel cortile principale del Museo Archeologico Nazionale di Atene, sono qui evocati attraverso l’inedita videoinstallazione Sounds and Shadows, che restituisce i suoni provenienti dall’opera stessa rielaborati da Ortiz con la scultrice. La peculiarità della scultura è comunicata già dal nome stesso, che significa “Bastioni” e rimanda all’idea di fortezza, di mura, ma anche a paratie mobili, grafemi o addirittura a «strumenti musicali a percussione, capaci di produrre arcane melodie», come rileva Franco Fanelli nel testo critico in catalogo: «Mura attraversabili, bastioni percorribili, fatti di metallo d'ombre e suoni, i Promahones possono dettare altri ritmi, ad esempio quelli della danza o della performance, senza per questo contrarsi in pura scenografia», ma intessendo un gioco sonoro, fatto di rimandi e di echi passati, per guardare al presente e costruire il futuro. Anche Pablo Ortiz specifica in proposito: «Ho lavorato con Venia Dimitrakopoulou per molti anni su vari progetti e sull’installazione monumentale Promahones al Museo Benaki di Atene. Durante la nostra proficua collaborazione il punto di partenza e l’obiettivo principale per me è stato quello di riuscire a collegare il suono con la sostanza fisica. Nel caso di Promahones, in particolare, ciò significava suonare letteralmente con le bacchette sull’acciaio della scultura, registrare i risultati e, successivamente, elaborarli per creare una sintesi: un suono come un respiro emanato organicamente dalla scultura stessa».

Le tre esposizioni di Venia Dimitrakopoulou nel nostro Paese, a Palermo, Torino e Trieste, rientrano nel programma “Tempo Forte Italia – Grecia”, iniziativa promossa dall’Ambasciata d’Italia a Atene e sancita nel corso del Primo Vertice Intergovernativo tra Italia e Grecia, tenutosi il 14 settembre 2017 a Corfù, volta a favorire e sostenere il rafforzamento delle relazioni culturali tra i due Paesi, nel rispetto dell’equilibrio tra i vari ambiti culturali, dalla tradizione al contemporaneo, dal passato al futuro.

Cenni biografici: Venia Dimitrakopoulou è una scultrice greca, le cui opere fanno parte di importanti collezioni pubbliche e private in tutto il mondo. Nata e formatasi ad Atene presso l’Accademia di Belle Arti, si diploma alla Scuola Superiore di Arte Drammatica del Conservatorio di Atene, per perfezionarsi poi presso l’Atelier Vivant de l’École Nationale Supérieure des Beaux-Arts di Parigi. Attualmente vive e lavora tra la capitale greca e l’isola di Egina, è membro della Camera di Belle Arti della Grecia e del gruppo di lavoro del programma “Tempo Forte Italia - Grecia” dell’Ambasciata d’Italia ad Atene.

Numerose le mostre personali e collettive in Grecia e all’estero, dove le sue opere fanno parte di importanti collezioni pubbliche e private. La sua scultura monumentale Promahones è esposta e presentata nell’inverno 2014-15 presso il Museo Benaki di Atene, unitamente alla pubblicazione “Venia Dimitrakopoulou – Promahones” edita da Hatje Cantz; quindi nell’ottobre 2016 l’opera trova la sua collocazione nel cortile principale del Museo Archeologico Nazionale della capitale greca.

Nel 2015 presenta la sua attività artistica in Italia nel quadro dei programmi educativi della Biennale Sessions di Venezia dove si svolgono due incontri: “Immagini dalla Grecia contemporanea a Venezia” e “Intervista di Giorgia Florio a Venia Dimitrakopoulou” organizzati dalla Fondazione Ellenica di Cultura-Italia in collaborazione con l’Università Ca’ Foscari di Venezia e la Sezione giovani del FAI - Fondo Ambiente Italiano. Gli eventi sono a cura di Caterina Carpinato unitamente alla galleria Artespressione di Milano di Paula Nora Seegy, dove nell’aprile 2016 inaugura la sua prima personale italiana dal titolo Selected works, a cura di Charis Kanellopoulou e Matteo Pacini. Da questi due incontri, per iniziativa dell’artista e di Aliki Kefalogianni, direttrice della Fondazione Ellenica di Cultura-Italia, prende il via il progetto del tour di mostre italiane che, dopo due anni di lavoro, si concretizza nella trilogia “Futuro Primordiale”.

Nel 2017 il Presidente della Repubblica Italiana Sergio Mattarella le conferisce l’onorificenza di Cavaliere dell’Ordine della Stella d’Italia per il suo contributo, attraverso l’operato artistico, al rafforzamento dei rapporti tra Grecia e Italia.

(sito web: www.dimitrakopoulou.com; per informazioni: veniad.italia@gmail.com)

 

COMTS – FS