null In piazza della Borsa a Trieste cerimonia di scoprimento della statua di Gabriele d’Annunzio, opera dello scultore Alessandro Verdi.
12 settembre 2019

In piazza della Borsa a Trieste cerimonia di scoprimento della statua di Gabriele d’Annunzio, opera dello scultore Alessandro Verdi.

Nelle parole del sindaco Dipiazza il doveroso omaggio ad un grande italiano
In piazza della Borsa a Trieste cerimonia di scoprimento della statua di Gabriele d’Annunzio, opera dello scultore Alessandro Verdi.

“Come sindaco di Trieste ho sentito il dovere di omaggiare un grande italiano come Gabriele d’Annunzio, che ha vie, piazze e scuole che lo ricordano in tutto il Paese. Ricordiamo un grande italiano in una città che viene scoperta ogni giorno da tanti turisti che arrivano dall’Italia e da tutto il mondo. Continuiamo così perché siamo sulla strada giusta”. Con queste parole, senza entrare in sterili polemiche il sindaco Roberto Dipiazza ha salutato oggi (giovedì 12 settembre) in piazza della Borsa lo scoprimento della statua di Gabriele d’Annunzio, opera dello scultore Alessandro Verdi.
Era uno scoprimento tanto atteso - ha detto l’assessore Giorgio Rossi –  ricordando il contesto complicato della vita e dell’epoca di Gabriele d’Annunzio. Mi ha colpito d’Annunzio per  la  Carta del Carnaro, che rappresenta situazioni che allora erano lontane, come la parità dei sessi, la libertà religiosa, il valore e la condizione della donna, trattando argomenti che noi non abbiamo ancora risolto. E’ per questo che oggi si valorizza la figura di una persona che va al di là, che  sapeva vedere nel futuro. E a chi polemizza dico che devono prevalere i nostri valori rispetto ai difetti, per guardare con ottimismo al Paese e rispondere alle nuove generazioni. E’ un d’Annunzio che legge, posato e che riflette, non quello delle azioni forti ed è questa la realtà di questo personaggio, che si coniuga così con le  figure di Saba, Joyce e Svevo che sono stati i titani della nostra  letteratura a Trieste. “ Oggi  - ha concluso Rossi - abbiamo bisogno di letterati e di filosofi perché dobbiamo riflettere su quello che è il nostro futuro, abbandonando quei tempi che ha vissuto d’Annunzio, quei conflitti ideologici che ci sono stati e talvolta ritornano. La figura di d’Annunzio è una figura di libertà, di prospettiva e dev’essere l’augurio non solo per il nostro Paese ma per la nostra città che al centro dell’Europa ha prospettive inimmaginabili rispetto ad anni fa. Questo è l’augurio che faccio a tutti i presenti, con l’auspicio che i nostri giovani, magari sedendosi qui a farsi un selfie,   sappiano vedere in questa figura, una figura che è più giovane di loro”.
Finalmente abbiamo qui la statua di Gabriele d’Annunzio nel giorno del centenario dell’Impresa di Fiume  -ha esordito l’assessore Angela Brandi – ricordando anche il progetto che sarà portato avanti con le scuole per far conoscere il valore e l’attualità di quella “costituzione innovativa” che fu la “Carta del Carnaro”. “d’Annunzio - ha ribadito Angela Brandi – fu il realizzatore, almeno per 16 mesi, di una grandissima utopia, quella di costruire una città ideale, ma soprattutto una città, Fiume, italiana”.
“d’Annunzio amava moltissimo Trieste - ha ricordato il prof. Giordano Bruno Guerri – era il capo dell’irredentismo italiano e l’irredentismo significava Trento e Trieste. Quindi possiamo considerare d’Annunzio come uno dei liberatori di Trieste, perché se Trieste è italiana è anche merito suo. Inoltre è un grande scrittore, un grande poeta che veniva qua già nell’ottocento a rappresentare le sue tragedie con Eleonora Duse e quindi mi sembra che la sua statua stia benissimo assieme a quella di Joyce, Svevo e Saba”.  Non  va mai  dimenticata poi  -ha spiegato Guerri - “la “Carta del Carnaro”, la costituzione che lui scrisse per Fiume e per l’Italia, dove si prevede multiculturalismo, multietnismo, multilinguismo, autonomia comunale tutto quanto per vivere serenamente in pace tra popoli”.
La statua di Gabriele d’Annunzio in piazza della Borsa a Trieste è stata realizzata dallo scultore e medaglista Alessandro Verdi, nato a San Pellegrino Terme (Bergamo) nel 1947, che ha all’attivo mostre personali in Italia e all’estero. Tra le sue opere  la realizzazione della grande statua di Papa Giovanni XXIII nel Duomo di Bergamo, a cui seguiranno varie committenze soprattutto a carattere religioso e monumentale. Fra le tante, figurano due grandi medaglioni con San Giovanni XXIII e con lo stemma papale per la città di Sofia in Bulgaria (1992) e il busto del Vescovo Enrico Bartolucci (1998) ad Esmeraldas in Ecuador. Nel 2003 esegue i bassorilievi per le Suore di San Francesco di Sales (Padova) e nel 2006 l'altare per la Cattedrale di Tortona (Alessandria) e i bassorilievi in marmo per le Suore della Carità (Roma). Nel corso della sua produzione artistica come scultore, degni di particolare considerazione sono gli altari e gli amboni per le chiese di Imbersago (1999),Robbiano (2000),Legnanello (2002) e Cesano Maderno (2009). Ha anche creato numerose sculture di figure femminili come "Ballerina" (1983),"L'attesa" (1993),"Nudo disteso" (1997),"Penelope" (2005), e "Didone" (2010). Esperto medaglista, è vincitore di importanti concorsi: quello indetto dal Comitato Nazionale UCAI in collaborazione con il Ministero dei Beni Culturali per il 550 anniversario della morte del Beato Angelico (2005) e quello internazionale della medaglia "FIDEM at 70" (2007). Per la Città del Vaticano realizza le quattro medaglie degli evangelisti per la monetizzazione 2006/2009. A coronamento del suo ruolo di medaglista, dal 2016 parte delle medaglie da lui realizzate si trovano presso la sezione numismatica dei Musei Vaticani. Vive e lavora a Valbrembo (Bergamo).

COMTS-GC