null I lunedi' dello Schmidl. “Lucrezia Borgia”
10 gennaio 2020

I lunedi’ dello Schmidl. “Lucrezia Borgia”

Terzo appuntamento con Racconta l'opera: lunedi’ 13 gennaio, alle ore 16 e alle 18, al civico museo teatrale “Carlo Schmidl”
I lunedi’ dello Schmidl. “Lucrezia Borgia”

Lunedì 13 gennaio, alle ore 16 con replica alle ore 18, per il cartellone dei «Lunedì dello Schmidl» è dedicato a “LUCREZIA BORGIA” di Gaetano Donizetti il terzo appuntamento con RACCONTA L’OPERA, il nuovo ciclo di guide all’ascolto delle opere in scena al Teatro Verdi di Trieste. L’iniziativa si svolge nel segno della consolidata collaborazione tra il Civico Museo Teatrale “Carlo Schmidl”, l’Associazione Triestina Amici della Lirica “Giulio Viozzi” e la Fondazione Teatro Lirico “Giuseppe Verdi”.

L’opera, nella produzione firmata da Andrea Bernard (scene Alberto Beltrame costumi Elena Beccaro luci Marco Alba) e nel nuovo allestimento della Fondazione Teatro Lirico Giuseppe Verdi di Trieste in coproduzione con la Fondazione Teatro Donizetti di Bergamo, la Fondazione I Teatri di Reggio Emilia, la Fondazione Teatri di Piacenza e la Fondazione Ravenna Manifestazioni, sarà in scena dal 17 al 25 gennaio al “Verdi” di Trieste per la direzione musicale del Maestro Roberto Gianola, maestro del Coro Francesca Tosi.

Allo “Schmidl” saranno il Maestro Fabrizio Capitanio (musicista e musicologo, conservatore Fondi Musicali del Comune di Bergamo e responsabile della Biblioteca Musicale ‘Gaetano Donizetti’) e la scrittrice Elisabetta D’Erme a raccontare l’opera del compositore lombardo, avvalendosi anche di esempi musicali e video.

“Lucrezia Borgia” è un melodramma in un prologo e due atti composto da Gaetano Donizetti tra ottobre e dicembre del 1833, su libretto di Felice Romani, tratto dall’omonima tragedia scritta da Victor Hugo nello stesso anno. La scena del prologo si svolge a Venezia mentre quella del dramma a Ferrara, all’inizio del Sedicesimo Secolo.


 

Il prologo si apre su un ballo mascherato a palazzo Grimani dove Gubetta, informatore di Lucrezia, esalta la bellezza delle feste nel palazzo estense a Ferrara. All’udire il nome di Lucrezia, il giovane Maffio Orsini gli confida di aver sognato che ella avrebbe ucciso lui e l’amico Gennaro. Sopraggiunge Lucrezia mascherata che sveglia Gennaro con un baciamano. Subito il pensiero del giovane va alla madre che non ha mai conosciuto mentre invece i suoi amici riconoscono immediatamente Lucrezia e, prima che possa fuggire, Maffio Orsini l’accusa di aver fatto assassinare suo fratello. Insultata da tutti, la duchessa sviene.

Il primo atto si apre su una piazza di Ferrara, dove gli amici (osservati di nascosto dal geloso Duca) burlano Gennaro ritenendolo innamorato della duchessa. Per dimostrare l’infondatezza dell’affermazione, Gennaro cancella con un coltello la lettera B dal cognome Borgia scolpito sulla targa del palazzo dove abita Lucrezia. Il duca Alfonso fa arrestare il giovane che confessa e, fingendo di perdonarlo, gli offre del vino avvelenato. Lucrezia gli fornisce un antidoto e lo fa fuggire da una porta segreta e al ritorno del marito finge di svenire. Nel terzo atto Gennaro è pronto a tornare a Venezia ma, convinto dai soliti amici, partecipa a una festa in cui si beve allegramente, sotto lo sguardo vigile della spia Gubetta. Improvvisamente si ode una melodia funebre, le porte vengono sbarrate dopo l’ingresso nel salone di Lucrezia, giunta a vendicare il trattamento subito a Venezia. Tra gli invitati che ha fatto avvelenare scorge anche Gennaro. Disperata lo esorta a bere quanto gli resta dell’antidoto ma lui rifiuta, deciso a morire insieme all’amico Orsini. Lucrezia gli confessa di essere sua madre ma è troppo tardi, Gennaro muore e lei si getta disperata sul corpo esanime del figlio.

L’opera, dopo l’esito incerto della prima avvenuta il 26 dicembre 1833 alla Scala, entusiasmò il pubblico milanese diventando una delle più popolari di Donizetti, nonostante le difficoltà sollevate dalla censura, che provocò ripetute e curiose varianti rispetto al titolo originale («Alfonso duca di Ferrara» a Trieste, «Eustorgia da Romano» a Firenze e Bologna, «Giovanna I di Napoli» a Ferrara, «Elisa da Fosco» a Roma, «La rinnegata» a Parigi). Romani nella sua premessa al libretto scrive: «Victor Hugo in Le roi s’amuse aveva rappresentato nel buffone Rigoletto la difformità fisica santificata dalla paternità; nella Lucrezia Borgia volle significare la difformità morale purificata dalla maternità, allo scopo di stemperare la nerezza del soggetto e non far ributtante la protagonista».

Tra le opere drammatiche a soggetto storico «Lucrezia» è una delle più riuscite anche grazie al libretto, che ha consentito a Donizetti di scrivere alcune delle sue pagine più vibranti di lirismo e di dolore, come le arie di Lucrezia «Com’è bello» e «M’odi... ah m’odi», il duetto Lucrezia-Alfonso «Soli noi siamo» e l’aria di Orsini «Il segreto per esser felici».


 

L’ingresso alla manifestazione è libero fino a esaurimento dei posti disponibili.


 

COMTS