null Garante dei Detenuti. Carcere. Comunicazione fase 2
18 maggio 2020

Garante dei Detenuti. Carcere. Comunicazione fase 2

Con DPCM dell’8 marzo 2020 venivano sospese le visite con i familiari e veniva precluso l’accesso alla Casa Circondariale della “società esterna”, dei volontari. Sospesi anche i percorsi scolastici e i corsi di formazione il cui svolgimento è ancora possibile esclusivamente “da remoto”.

In questi mesi le imprese, le attività economiche, commerciali, gli enti e gli uffici pubblici, le associazioni, gli uffici che erogano servizi al cittadino, i liberi professionisti, la Giustizia si sono dovuti aggiornare; è stato necessario prendere maggiore confidenza con i servizi informatici e implementare il ricorso a mezzi di comunicazione diversi. Anche per mantenere i rapporti con i propri congiunti, forzatamente divisi dalla proclamata pandemia.

L’Amministrazione Penitenziaria in questi mesi ha dovuto, al fine di garantire alcuni diritti inviolabili delle persone detenute e di riflesso dei loro familiari, adeguarsi ai tempi e permettere che la tecnologia facesse, finalmente, ingresso nelle carceri. Pare importante questo aspetto e ricorrendo, il 17 maggio, la giornata mondiale delle telecomunicazioni e della società dell’informazione, nota anche come giornata mondiale dell’informatica, risulta fondamentale sottolineare l’importanza di questa iniziale apertura che deve costituire il primo passo verso l’adeguamento ai tempi, anche delle carceri, per permettere il conseguimento dello scopo d’incrementare la consapevolezza globale dei cambiamenti portati da internet e dalle nuove tecnologie aiutando anche a ridurre il divario digitale.

In questa data pare importante sottolineare come il carcere non sia un mondo a parte, un mondo che possa ignorare il progresso e il progresso tecnologico, in particolare. Anche l’Amministrazione Penitenziaria deve fornire gli strumenti atti a rendere effettivi alcuni “proclami” per migliorare il lavoro di coloro che nel carcere operano: si pensi alla Polizia Penitenziaria che potendo usufruire di postazioni informatiche più all’avanguardia potrebbe meglio effettuare anche la sorveglianza da remoto, con strumenti adeguati provvedere all’apertura dei cancelli, alla trasmissione di istanze al responsabile del procedimento: Elisabetta Burla domande via e-mail evitando il passaggio della c.d. “domandina” di mano in mano con rischio di perdita o di mancato rispetto dei termini d’urgenza; si pensi ai funzionari giuridico pedagogici e ai

funzionari della professionalità di servizio sociale che potrebbero effettuare riunioni in video conferenza ottimizzando così i tempi, specie alla luce della carenza di personale; si pensi agli incontri con gli enti di formazione per le consultazioni preliminari; si pensi agli uffici di ragioneria che, meglio organizzati e con strumenti aggiornati potrebbero semplificare il lavoro di accredito stipendi, accredito denaro da parte dei familiari, e con le dovute procedure, accredito del denaro anche da detenuti a familiari, l’accredito del denaro da parte dei volontari per le persone indigenti. Ma gli strumenti informatici sono utili anche per le persone detenute; dovrebbero essere potenziate le linee per poter accedere alla consultazione delle biblioteche, l’accesso a documenti ivi presenti, per svolgere ricerche e/o approfondimenti, dovrebbero essere istituite delle postazioni per la consultazione e lettura degli e-book, dovrebbe essere rafforzata la linea per poter garantire i colloqui a mezzo skype ovvero, come si è potuto sperimentare in questo periodo di pandemia, i colloqui a mezzo video chiamata whatsapp con abbattimento dei costi e dando la possibilità, pressochè a tutte le persone, di poter vedere, seppur da remoto, i propri familiari: si pensi alle persone detenute straniere, alle persone detenute la cui famiglia si trova a chilometri di distanza e non riescono a recarsi (per ragioni di difficoltà motorie ed economiche) ad effettuare i colloqui personali; si pensi ai colloqui tra genitori e figli ove, legittimamente, vi siano delle resistenze a portare il minore all’interno di un carcere.

In questo periodo si è potuto constatare che questo tipo di comunicazioni si possono effettuare, molte persone hanno potuto vedere dopo lungo tempo i figli o i propri genitori, i propri cari. Con la video chiamata si sono potuti vedere spazi familiari. Le ripercussioni negative non ci sono state. I timori – di tempi che sembrano lontani – sono stati superati.

Gli accessi da remoto oltre a migliorare i rapporti con la famiglia o con i propri congiunti o affetti stabili, possono garantire l’accesso a percorsi di formazione e di rieducazione organizzati da volontari o da enti del terzo settore, possono permettere di effettuare percorsi rieducativi con l’apporto di persone che non risiedono nei comuni o nelle regioni prossime agli istituti di pena e che spesso non possono portare a compimento un progetto importante per i costi che ci si dovrebbe assumere per gli spostamenti all’interno del territorio nazionale.

 

Il Garante comunale dei diritti dei detenuti di Trieste

Elisabetta Burla

 

via Fabio Severo 46/1 – 34127 Trieste – 1° piano, stanza 8 – Ufficio aperto al pubblico il martedì dalle 17.00 alle 19.00

tel. 040.5705681

email: garantedetenuti@comune.trieste.it