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26 febbraio 2021

Dyalma Stultus

Presentata al Civico Museo Revoltella la donazione di 10 opere al Comune di Trieste da parte delle figlie dell’artista, Nada, Selma e Marina

Stamane, nell’auditorium Marco Sofianopulo del Museo Revoltella di via Diaz 27, è stata presentata l’importante donazione di 10 opere dell’artista Dyalma Stultus (Trieste 1901 – Darfo/BS 1977), al Comune di Trieste da parte delle figlie Nada, Selma e Marina. Sono intervenuti il noto critico d’arte prof. Vittorio Sgarbi, l’assessore comunale alla Cultura Giorgio Rossi, la direttrice del Servizio civici musei e biblioteche Laura Carlini Fanfogna e l’architetto Marianna Accerboni, e le tre figlie in diretta streaming dalla Toscana. Da rilevare che la donazione al Comune di Trieste è stata fortemente voluta dalle figlie per il grande legame affettivo con il padre Dyalma e al contempo per lasciare un ricordo indelebile nella sua amata Trieste.

I dieci dipinti, che il Museo Revoltella accoglierà ben presto sono stati realizzati da un artista rinomato e figura di rilievo nell’ambiente artistico triestino del primo Novecento qual era Stutlts che, verso la fine del secondo decennio del Novecento, grazie a una borsa di studio a lui concessa dal Comune di Trieste, potè frequentare l’Accademia di Venezia seguendo i corsi dei maestri Ettore Tito e Augusto Sezanne. Nel Museo sono già conservate 3 opere di Stultus: La corona di San Giovanni che ritrae due fanciulle di Vipacco intente a comporre una ghirlanda di fiori in occasione dei festeggiamenti per la ricorrenza di San Giovanni nel mese di giugno (1930), un Autoritratto (donazione Hausbrandt) del 1962 e un Paesaggio del 1974. Altre due opere sono al Museo del Risorgimento e hanno come soggetto Guido Slataper (1934, 1968).

“Questa donazione è stata un’esperienza magica principalmente per l’atto d’amore delle figlie Nada, Selma e Marina nei confronti del padre Dyalma Stultus che con questo gesto di generosità hanno voluto lasciare un segno tangibile della grandezza della sua figura di artista ma soprattutto dell’uomo, alla sua città d’origine – ha affermato l’assessore Rossi nell’introdurre la presentazione -. Un legame familiare fortissimo, che sarà celebrato con la mostra e la monografia, e che le figlie hanno voluto tratteggiare in un messaggio che lo stesso assessore ha voluto leggere ai presenti: “Ringrazio per darmi l'occasione di parlare di mio padre, non come artista, perché altri ne hanno le competenze, ma come uomo, sperando di coglierne un ritratto quanto più possibile integrale. Mio padre viene spesso ricordato come uomo gentile, nei modi e nel suo approccio con gli altri. Pero' non era un'anima casta, come alcuni lo indicano. Era, infatti, estremamente sensibile, ma era anche dotato di una forte personalità, di coraggio, determinazione e rigore. Il suo temperamento, volitivo e passionale, era celato sotto quella gentilezza di modi. Il suo incontro con la mamma, che divento' la sua musa ispiratrice, fu un rapporto totale: una passione matrimoniale e l'incontro di due anime.

Papa' era un romantico. Ricordo che, nei fine settimana, quando era libero dall'insegnamento, lui e la mamma, avevano la bella abitudine di prendere il caffè a letto. Lo preparava papa,' con la loro bella macchinetta elettrica, dal design allora innovativo. Usavano un servizio di porcellana da due e, insieme, sorseggiando, ascoltavano e commentavano le notizie e gli avvenimenti della settimana, o si scambiavano le loro impressioni riguardo un libro letto di recente. Mamma mi racconto' che papa' aveva voluto proprio quella camera, piccola rispetto alle camere matrimoniali tradizionali, perché quella doveva essere la camera privata della mamma e papa' l'ospite innamorato che veniva a trovarla.

Il mio rapporto con papa' e' stato controverso. Soltanto dopo la sua scomparsa, ho potuto amarlo davvero e capire il suo animo complesso. Ho sempre ammirato pero' la sua arte, soprattutto quel periodo degli anni '30, '40, dove intuivo quella sintesi di rigore e armonia, quei colori densi, corposi. la pastosità' delle sue pennellate, quelle figure e gli sguardi enigmatici. Adoro anche i ritratti che mi ha fatto da bambina. Non vorrei mai privarmene. Penso pero’ che durante quei terribili anni ‘70, mio padre fosse rimasto deluso dall'avvicinarsi di un periodo storico, politico e sociale che non corrispondeva più' ai suoi ideali di bellezza e armonia. Anche più tardi, avrebbe prevalso l’effimero, l’apparenza all'essere, la superficialità' alla sostanza e non ci sarebbe più stata quella sintesi di bellezza e natura. Allora, le immagini di alcuni ritratti femminili, pur belli, avevano forse perso, ai miei occhi, la loro anima. Eppure, credo che l'artista abbia ritrovato quell'anima perduta nei paesaggi e nelle nature morte, che morte non sono, ma vive e palpitanti e vibranti di colori come i paesaggi dove spuntano, tra le fronde, nasi, occhi e sorrisi.

E' del 1971, un quadro bellissimo, dove sono raffigurate due figure di giovani donne, sdraiate al sole, sulla spiaggia. Si intitola “Brezza”. Ho ritrovato in queste figure , nelle forme, nei colori caldi, nelle ciocche scolpite dei capelli al vento, la stessa magica forza della sua anima. Esse vivono e ci parlano. Ma non e’ forse un caso che queste figure ci voltino le spalle e celino al visitatore i loro volti e il loro sguardo?

Ai miei genitori, con infinito amore, Nada.

“Non potevo immaginare che tutto ciò sarebbe accaduto in tempi così rapidi, grazie al sindaco Dipiazza, all’assessore Rossi e alla direttrice Carlini, e sono entusiasta che le opere siano collocate in un Museo quale il Revoltella che ho sempre apprezzato per la qualità delle collezioni. Dyalma Stultus, che personalmente collezionai fin dalla gioventù (“Vaso di fiori” del 1918), fu un grande artista che visse metà della sua esistenza a Trieste e poi a Firenze. E fu proprio a Firenze, durante una passeggiata lungo l’Arno che incontrai una delle figlie con il marito che mi fermò per parlarmi proprio di Dyalma e mi invitò a casa dove ammirai i quadri del padre, da qui nacque l’idea della donazione”. Così Vittorio Sgarbi, che nel corso della presentazione ha descritto i fermenti artistico-culturali dell’epoca con dovizia di particolari, citando le prime opere di Stultus e vari artisti noti, tra cui Asco, Burri, Fontana, Annigoni, Croatto, e per l’arte internazionale triestina, una su tutti, Leonor Fini. “ E’ giusto rendere onore a Stultus e le figlie hanno fatto un gesto di grande generosità facendolo tornare nella città da cui era partito. Sono felice di essere stato il ‘motore’ di questa operazione e ringrazio le figlie per l’amore che hanno profuso per rendergli omaggio. Adesso credo che il nostro impegno – ha sottolineato Sgarbi – sia realizzare la monografia che dia a Stultus la dignità che merita”.

Diplomatosi nel 1921, dopo un biennio di esperienza formativa a Roma e a Firenze, Dyalma Stultus si è stabilito definitivamente nel capoluogo toscano nel 1941, dove si è affermato con successo e ha insegnato presso l’Accademia di Belle Arti fiorentina. Intellettuale raffinato e sensibile, fin dai suoi esordi artistici è stato apprezzato e stimato da alcune delle personalità più rappresentative della cultura triestina d’inizio secolo, quali, Giani Stuparich, Silvio Benco, e Italo Svevo, che lo ospitò frequentemente a Villa Veneziani e che gli donò nel 1927 una copia della “Coscienza di Zeno” con la seguente dedica: “Al giovane pittore Dyalma Stultus. Ammirazione e auguri. Ettore Schmitz 29-I-1927”.

Condizionato in seguito dalla pittura del pittore torinese Felice Carena, con il quale instaura una sincera e prolungata amicizia, accoglie ulteriori suggestioni dal contesto artistico-culturale toscano e dal linguaggio novecentista più in generale, mantenendo tuttavia uno stile del tutto personale e di profonda interiorità.

I dipinti oggetto della donazione, realizzati tra il 1930 e il 1954, documentando un periodo di particolare vitalità e originalità del linguaggio artistico del pittore triestino, contribuiranno a valorizzare e ad arricchire per la loro varietà tipologica e la forza espressiva le raccolte del Novecento giuliano del Museo Revoltella.

 

ELENCO DELLE OPERE

 

  • Santa Croce di Aidussina, 1930, olio su tela, cm 90x90 (cm 105x105 con cornice)
  • San Daniele del Carso, 1934, olio su tela, cm 90,8x91,4 (cm 105,8x106, con cornice)
  • Portatrice di frutta, 1938, olio su tela, cm 111,5x111,5 (cm 128,5x128,5 con cornice)
  • Baccante, 1942, olio su tela, cm 120,6x121,7 (cm135,6x136,7 con cornice)
  • Dopo il bagno, 1943, olio su tela, cm 97,3x97 (cm 111,3x111 con cornice)
  • Vecchia strada fiesolana, 1945, olio su tela, cm 80x70,4 (cm 90x80,4 con cornice)
  • Nubi che passano, 1950, olio su tavola, cm 71,6x67,5 (cm 81x77,5 con cornice)
  • Fonderia, 1954, olio su tavola, cm 97,5x97,5 (cm 98,5x98,5 con cornice)
  • Autoritratto, 1973, olio su tavola, cm 68x59 (cm 73x64 con cornice)
  • Contadino stanco, 1948, olio su tavola cm 71,9x67,8 (cm 81,9x77,8 con cornice)

 

 

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