null Al via al colonnato neoclassico del Cimitero Monumentale di Sant’Anna il restauro e la valorizzazione storica e culturale di Tomba Sartorio e della statua della “Religione Velata”, opera di Giuseppe Sanmartino
27 luglio 2020

Al via al colonnato neoclassico del Cimitero Monumentale di Sant’Anna il restauro e la valorizzazione storica e culturale di Tomba Sartorio e della statua della “Religione Velata”, opera di Giuseppe Sanmartino

Al via al colonnato neoclassico del Cimitero Monumentale di Sant’Anna il restauro e la valorizzazione storica e culturale di Tomba Sartorio e della statua della “Religione Velata”, opera di Giuseppe Sanmartino

Far conoscere, conservare e valorizzare il patrimonio storico e culturale. Con questo obiettivo il Comune di Trieste ha avviato anche un’importante attività per la riqualificazione ed il risanamento del colonnato monumentale del Cimitero di Sant’Anna, chiaro esempio di arte neoclassica (61 campate progettate a partire dal 1827) e che si realizza ora in tre lotti d’intervento. I primi due, già ultimati e del valore di 750 mila euro, il terzo in atto con un investimento di 500 mila euro. Si tratta di tombe di grande rilievo, realizzate da importanti scultori tra otto e novecento come Luigi Ferrari, Pietro Magni, Giovanni Depaul, Luigi Conti, Angelo Cameroni, Giuseppe Sanmartino: per 12 su 60, l’onere della manutenzione è in capo al Comune, che ha deciso di investire dei fondi non solo per il restauro delle parti architettoniche del colonnato monumentale, ma anche per il restauro di queste tombe, considerato che rappresentano una parte significativa del patrimonio artistico della Città.

Nell’ambito di questa ampia e programmata opera di riqualificazione, s’inserisce, con una spesa di 15 mila euro, anche il restauro conservativo e la valorizzazione storica e culturale della ben nota tomba della famiglia Sartorio, con la statua in marmo di Carrara della “Religione velata”, opera dello scultore napoletano Giuseppe Sanmartino, già autore del famoso “Cristo velato”, presente e visitatissimo nella cappella Sansevero a Napoli”. L’intervento di alto valore storico e culturale è promosso dal Comune di Trieste con la preventiva autorizzazione e il controllo della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio del Friuli Venezia Giulia, con contributo della Fondazione CRTrieste e in collaborazione con AcegasApsAmga. Il restauro e risanamento conservativo dell’intera campata, che si prevede i ultimare in una sessantina di giorni, è stato affidato dal Comune di Trieste all'impresa Opera Est Conservazione e Restauro s.a.s. di Claudia Ragazzoni & C e prevede, oltre al restauro del monumento marmoreo del Sanmartino, anche quello degli elementi metallici, come l’elegante cancellata e i due lampioni laterali, della parete di fondo della campata con la rimozione ed il consolidamento degli strati di intonaco ammalorati e del pavimento in arenaria dell'area prospiciente la tomba.

Alla conferenza stampa di avvio dei lavori, svoltasi oggi (lunedì 27 luglio) sul posto, sono intervenuti l’assessore comunale ai Lavori pubblici con il direttore del Servizio Strade e Verde pubblico Andrea de Walderstein, il segretario generale della Fondazione CRTrieste Paolo Santangelo, la dott.ssa Claudia Crosera per la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio del Friuli Venezia Giulia con le restauratrici Cristina Gioachin e Nicoletta Buttazzoni e il direttore dei Servizi cimiteriali di AcegasApsAmga Massimo Carratù con il responsabile dei Cimiteri Roberto Rismondo e il prof. Franco Firmiani, il primo a segnalare la necessità del recupero storico e artistico di questo importante monumento.

La tomba della famiglia Sartorio è collocata nella campata 53 del colonnato e rappresenta uno dei monumenti funerari più antichi e interessanti dell’intero complesso monumentale. La tomba venne data in concessione alla famiglia nella seconda metà dell’Ottocento, la scultura posizionata al suo interno, ovvero una donna che raffigura la “Religione”, venne realizzata ancora prima della fondazione dello stesso Cimitero. Opera del celebre scultore napoletano Giuseppe Sanmartino (autore del Cristo velato) fu realizzata nel 1786 per la cappella dei Régine a Forio d’Ischia, dalla cui sacrestia scomparve dopo il 1853 e fu successivamente collocata nel Cimitero di Trieste tra il 1870 e il 1886, per volere del barone Pietro Sartorio (1796-1890) ricco mercante e collezionista proveniente da una nota famiglia originaria da Sanremo, che nel 1775 aprì una filiale di commercio a Trieste.

Il monumento funerario della tomba Sartorio presenta la figura allegorica della “Religione”, realizzata in marmo di Carrara, velata, con nella mano sinistra una croce, posta sopra il libro aperto dei Vangeli, che sta davanti alle tavole della legge emblema dell’antico Testamento. La figura è intenta a calpestare con la gamba sinistra “sopra la pietra quadra della Chiesa, la maschera dell’ipocrisia, le carte delle false dottrine e i serpentelli dei vizi”, cioè gli emblemi della “menzogna e dell’ipocrisia”; con il piede destro caccia un amorino profano senza ali, bendato e capovolto, oggi acefalo, simbolo del male o del peccato che tiene in mano una candela con avvolta una piccola serpe.

Come già evidenziato da Franco Firmiani, che per primo si è occupato della ricostruzione della storia di questo monumento funerario, nella prima dettagliata ricognizione delle tombe più illustri del Cimitero monumentale di Trieste, redatta da Vincenzo de Drago nel 1870, non c’è traccia di questa importante sepoltura. Il che viene considerato un termine post quem per la sua collocazione in situ. Come termine ante quem si ricorda il 1886, anno in cui il monumento è descritto da Marino Miliegi sul giornale “Il Mattino”, in un testo dal titolo “La città dei morti. Saggio sui cimiteri di Trieste”. Miliegi, a proposito di questa tomba diceva: “Il monumento della famiglia Pietro Sartorio conta già oltre un secolo. La polvere e le intemperie hanno influito sul marmo delle statue, dando loro una tinta giallognola. Una figura di donna, completamente ravvolta in un velo, con un cuore fiammeggiante nella destra e con la sinistra appoggiata ad una croce, calpesta i simboli della menzogna e dell’ipocrisia. Quella è la Religione. Ai piedi un puttino caduto rappresenta probabilmente il peccato, il male. Sopra uno scudo, a piè del gruppo, si leggono le parole latine: “RELIGIO/MUNDA ET/IMMACVLATA”. L’autore di questa composizione fu Giuseppe San Martino, napoletano, il quale la eseguì nel 1776”. Un’opera di un artista napoletano quindi, collaboratore ed erede dell’attività dello scultore veneziano Antonio Corradini (Venezia 1688 – Napoli 1752) con cui aveva lavorato alla Cappella Sansevero per il principe Raimondo de’ Sangro a Napoli. E’ infatti proprio il Sanmartino l’autore del famosissimo “Cristo velato” scolpito nel 1752, che Antonio Corradini aveva ideato ma che non era riuscito a concludere prima della morte avvenuta proprio in quell’anno, lasciando così allo scultore napoletano la possibilità di realizzare la magnifica scultura.

La tomba dei Sartorio è il monumento più antico e sicuramente uno dei più preziosi e meritevoli di restauro del Cimitero di Sant’Anna. Il suo restauro assume la valenza di “progetto pilota”. Dal 2017 è infatti stata istituita una Commissione tecnica, formata da Comune di Trieste, Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio e AcegasApsAmga, che si è dedicata in una prima fase a disciplinare le attività di tutela relative ai monumenti storici del Cimitero, mediante redazione di una serie di linee guida operative per gli interventi di restauro e manutenzione e che ha avviato una campagna di censimento e mappatura delle tombe antiche nei campi storici del Cimitero, al fine di identificare le aree di valore artistico-culturale presenti nel Cimitero e di prevedere attività di tutela e di valorizzazione dell’intero complesso.

La Commissione punta a creare le condizioni necessarie a estendere il “progetto pilota”, che coinvolge in prima battuta la tomba Sartorio, anche ad altri monumenti importanti dal punto di vista storico-artistico presenti nel Cimitero. Il Cimitero comunale di Sant’Anna, la cui storia comincia quasi duecento anni fa, diventa quindi protagonista di un progetto di tutela finalizzato a tramandare il suo valore storico monumentale alle generazioni future e a rispondere, nel presente, alla duplice necessità di riuso e valorizzazione storica e culturale.

COMTS-GC