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04 novembre 2020

“io sono mia!”

Campagna dinamica sugli stereotipi di genere 2020

È partita la “Campagna dinamica sugli stereotipi di genere 2020” realizzata dalla Commissione Pari Opportunità del Comune di Trieste in vista del 25 novembre, “Giornata internazionale contro la violenza sulle donne”.

Come negli anni scorsi, la Cpo si è avvalsa della collaborazione dell’Ordine regionale degli psicologi del Friuli-Venezia Giulia che ha contribuito in modo scientifico all’iniziativa.

I messaggi della campagna, intitolata “Io sono mia”, sono frasi semplici affiancate da un’immagine che ne esalta il significato. Saranno esposti per tutto il mese di novembre su 12 autobus di linea della Trieste Trasporti con le seguenti frasi:

  • l’indipendenza economica è la tua libertà. Chi la inibisce non ti ama.

Il controllo economico è una forma di violenza;

  • se controlla i tuoi movimenti e le tue attività ti sta isolando, non ti ama.

Il comportamenti controllanti sono una forma di violenza;

  • se ti umilia, ti svaluta, vuole farti sentire debole. Non ti ama.

L’umiliazione è una forma di violenza.

Il lockdown che abbiamo vissuto, e che rischiamo di rivivere a breve, a causa della pandemia da Sars-Cov-2,ha fatto emergere in modo ancora più massiccio e inquietante il mondo della violenza domestica.

Per questo motivo la campagna contro gli stereotipi di quest’anno pone l’accento su questa problematica e, soprattutto, sugli aspetti che necessitano maggiore attenzione.

Quando parliamo di violenza di genere, infatti,il pensiero va prevalentemente alla violenza fisica ma in realtà, prima di essa, esistono dei segnali, indicatori di violenza psicologica, che ci possono far capire che la relazione non è sana.

La violenza domestica è contraddistinta da alcuni meccanismi (che si possono generalizzare in tutte le situazioni) che si ripetono ciclicamente aumentandola gravità della situazione.

Si tratta di una spirale in cui la donna, per cultura, non ha la percezione di essere vittima. Le tappe di questa spirale sono rappresentate da violenze spesso impercettibili ma via via sempre più pesanti, che rendono difficile la possibilità di sottrarsi al compagno violento.

I punti chiave individuati dalla Cpo, che riprendono le 3 fasi che caratterizzano il fenomeno che Lenor Walker nel 1983 ha definito “spirale della violenza”,sono:

L’indipendenza economica.

Solitamente nelle coppie dove c’è violenza l’uomo sottopone la donna pressioni affinché lasci il suo lavoro per “il bene della famiglia” e questo la porta a essere completamente dipendente da lui. Oppure, la donna mantiene il proprio lavoro, ma il controllo del denaro è fatto dall’uomo perché “più competente in materia” o per una sorta di comodità che velocemente si trasforma in controllo.

Controllo dei movimenti, progetti, attività.

In una coppia può essere normale condividere gli avvenimenti quotidiani, ma se l’uomo controlla il telefono, il GPS, i minuti dello spostamento tra un luogo e l’altro manifestando diffidenza per i racconti e cercando di scoraggiare progetti personali, uscite con le amiche e visite ai parenti, questa modalità rappresenta una forma di controllo che porta all’isolamento e quindi a una posizione di debolezza per la donna.

Umiliazioni.

Un uomo che umilia, svaluta, esalta i difetti della propria partner sia in privato che pubblicamente fa un lavoro di abbassamento dell’autostima e di confusione psicologica insinuando il dubbio che “se la persona che ti dovrebbe conoscere e amare di più non ti apprezza, forse vuol dire che non vali niente”. Di conseguenza una persona con l’autostima bassa è più portata a sopportare soprusi di una che crede in se stessa.

La Commissione Pari Opportunità e l’Ordine degli Psicologi si augurano che la visione di questi manifesti possa aiutare a far riflettere la popolazione. E che sia l’occasione per interrompere eventuali spirali negative, prima di arrivare a sintomi psicologici quali ansia, depressione, disturbo post traumatico da stress o effetti derivati dalla violenza fisica.

“io sono mia!”